Nuove frontiere: i disabili potranno inviare ordini al computer senza battere ciglio.
Spostare oggetti col pensiero, accendere la tv senza telecomando, aprire la porta di casa seduti dal divano, scrivere e comunicare senza battere ciglio. Non è telecinesi, ma l’ultima frontiera della fisiologia applicata alle interfacce macchina-cervello. Se può essere divertente per gli appassionati della fantascienza si sappia che è in realtà un campo di ricerca fondamentale per la qualità della vita di pazienti disabili o immobilizzati: para e tetraplegici, malati di gravi distrofie e menomati potrebbero tornare ad avere una vita quasi normale grazie alle ricerche nella “brain computer interface”. E’ un progetto europeo che sta mettendo a punto un sistema in ausilio ai pazienti con gravi compromissioni motorie. Ci spiega come funziona il fisiologo dell’Università di Roma La Sapienza Fabio Babiloni.
Professore cosa è la ‘brain computer interface’?
“E’ un insieme di software avanzati che, tramite elettrodi applicati alla superficie della testa del paziente, rilevano un ‘onda cerebrale chiamata P300. Si tratta di un’onda emessa nel momento in cui aree del cervello esprimono un particolare interessamento verso qualcosa. Il computer che riceve questo segnale è addestrato a interpretare il desiderio e a comunicarlo alle macchine che controllano dispositivi esterni. Grazie a questa interfaccia il paziente impossibilitato a muoversi demanda, in autonomia, al computer le operazioni da svolgere”.
Può fare qualche esempio?
“E’ un sistema molto semplice. Il paziente ha davanti a sé un piccolo schermo con una lista di opzioni, che vanno dal ‘chiedere soccorso’ a ‘spegnere la televisione’, ad ‘aprire la porta’, oppure ‘reclinare la poltrona’.
Quando l’occhio punta e vede l’opzione desiderata sullo schermo, il cervello emette immediatamente l’onda P300 (P come positive e 300 perché il cervello produce l’onda 300 millisecondi dopo aver espresso il desiderio). In questo modo il computer apprende che il paziente è interessato a una delle opzioni elencate dallo schermo ed esegue l’operazione al suo posto. Nel caso di malattie neurodegenerative e in qualunque caso in cui i muscoli non possano attivarsi è il cervello a inviare al computer il comando”.
Chi finanzia un progetto di ricerca come questo?
“In parte, in passato, è stato finanziato da Telethon. Oltre al sostegno della Fondazione Santa Lucia e del Dipartimento di fisiologia dell’Università, oggi abbiamo finanziamenti della Comunità europea”.
Esiste già un prototipo dell’interfaccia?
“E’ reale. Alla Fondazione Santa Lucia di Roma abbiamo a disposizione un’intera casa con varie apparecchiature: tv, registratore dvd, poltrona semovente, luci, porte, qualunque cosa che possa essere attivata semplicemente dall’attività cerebrale attraverso l’interfaccia che abbiamo messo a punto. Pur trattandosi di un progetto europeo quello romano è l’unico prototipo fino ad ora realizzato, in Italia e in Europa”.
Che tempi prevede?
“Questi sistemi dapprima potrebbero avere applicazioni ospedaliere, poi una volta che la tecnologia sarà utilizzata da un maggior numero di centri diverrà competitiva e più economica. Allora potrà essere commercializzata”.
Quanto costa un’interfaccia computer-cervello?
“Il costo dei dispositivi ad oggi è alto perché si tratta di prototipi. Nel prossimo anno vorremmo generare una impresa spin-off con la partecipazione dell’Università La Sapienza, della Fondazione Santa Lucia e le maggiori case italiane di elettroencefalografi. Lo scopo è proprio quello di costruire sistemi a basso costo per consentire un’interazione con alcuni dispositivi semplici anche a casa dei pazienti”.
QN Il Resto del Carlino La Nazione Il Giorno - Marco Pivato - 26 gennaio 2010