Nonostante l’Istat abbia decretato che il 67 per cento degli italiani si senta in buona salute, le malattie croniche non cessano di preoccupare. Tra queste, l’osteoporosi, tra le patologie più diffuse dopo artrite/artrosi, ipertensione e disturbi allergici, con circa 6 milioni di malati in Italia. Un numero consistente, aggravato dai dati emersi da ‘Proteo 1’ – la ricerca presentata nel corso del nono congresso Siommms (Società italiana dell’osteoporosi, del metabolismo minerale e delle malattie metaboliche dello scheletro) di Torino, conclusosi sabato - che ha dimostrato come la prevenzione adottata verso questa malattia sia insufficiente. Che tradotto significa: le possibilità di fratture sono ampiamente superiori a quanto finora ipotizzato, e, se qualcosa non cambia, la sanità pubblica rischia la bancarotta.
Un’esagerazione? Macchè. Facendo una botta di conti, limitandosi soltanto alle cure ospedaliere delle fratture del femore, si è già superata la soglia astronomica del miliardo di euro, a fronte dei 500 milioni del 2001.
Il motivo? “Fino a ora si è rivolta l’attenzione soltanto a pazienti già fratturati o ad altissimo rischio”, ha spiegato Giancarlo Isaia, Primario del reparto di Geriatria e Malattie metaboliche dell’osso all’ospedale Molinette di Torino.
Da qui, l’importanza dell’indagine attraverso 72 centri pubblici italiani e un campione di 4173 donne in post-menopausa, fra i 50 e gli 85 anni (la categoria più a rischio: il gentil sesso, infatti, rappresenta i due terzi dei malati), già sofferenti di osteoporosi o nello stadio precedente alla malattia (osteopenia) che ha dimostrato come per arginare il problema sia necessario agire anche su donne in post-menopausa non a rischio. Per capire l’entità del fenomeno, bastano alcuni dati italiani: ogni 60 secondi qualcuno si rompe un osso a causa dell’osteoporosi, con 1.440 fratture al giorno, 43.200 al mese e oltre 500mila all’anno. Senza dimenticare le fratture ‘fantasma’, cioè quelle non dichiarate, di cui in molti soffrono, per lo più ignorandone il motivo. Un mondo preoccupante, destinato ad aumentare: si stima, infatti, che da 6 milioni si possa arrivare a 24 milioni di malati nel 2050.
A fronte di questo futuro non certo roseo, arriva, però, una serie di novità farmacologiche, presentate nei giorni scorsi. Da un cocktail per rinforzare le ossa a base di calcio, vitamina D e alendronato (che avrebbe la capacità di ridurre gli osteoclasti, i nemici del tessuto osseo), messo a punto dall’Università di Torino, fino al ranelato di stronzio, una sostanza che - secondo gli studi condotti all’Università di Firenze - ricostruirebbe anche gravi fratture. Senza dimenticare, tra molecole e farmaci di ultima generazione, anche una delle ultime iniziative Siommms, la cartella informatica standard per le patologie delle ossa. Obiettivo: dar vita al primo registro nazionale del settore. “A cui associare una vera e propria campagna informativa che - come spiega il presidente del comitato organizzatore del congresso, Gerolamo Bianchi - parta dalla prevenzione. E quindi, da corretti stili di vita”.
QN Il Resto del Carlino La Nazione Il Giorno - Rosalba Carbutti - 24 novembre 2009