Pancalli: punto a 15 medaglie, i disabili non sono più un tabù
Sabato cominciano a Pechino le Paralimpiadi. Sono i Giochi per i diversamente abili: uomini e donne colpiti – per gli eventi più disparati – nel loro corpo, che hanno trovato nello sport ragione di vita. Grandi esempi per chi ha tutto e non lo sa apprezzare. Tredicesima edizione con numeri da record. Oltre quattromila gli atleti in gara in rappresentanza di 150 paesi. Gli azzurri sono ottantaquattro (più sei atleti giuda per i non vedenti), moltissimi considerando che, purtroppo, non saremo presenti in nessuno sport di squadra.
L’Italia ha un leader indiscusso nel Palazzo: Luca Pancalli, avvocato, 44 anni, tetraplegico dopo che un cavallo, in gara, lo schiacciò nel 1981, plurimedagliato alle Paralimpiadi, dal 2000 al timone del Comitato italiano paralimpico (Cip). Dirigente di eccezionale valore, non per nulla “prestato” non molto tempo fa al mondo del calcio che annaspava nel fango.
D: Pancalli, cos’e cambiato rispetto alla vigilia di Atene 2004?
R: “Allora cominciava un ciclo, il Cip era una creatura che aveva bisogno di consolidarsi. Da allora, ci siamo ispirati al modello del Coni e creato tante piccole federazioni per ogni disciplina. Per valorizzare le specificità e favorire la crescita. I frutti che cogliamo sono quotidiani, a Pechino tanto per dire avremo quattro armi nelle gare di canotaggio, sport che debutta ai nostri Giochi. L’obiettivo è crescere, crescere, crescere con una scadenza: Londra 2012.”
D: Con quale spirito affronta la spedizione in Cina?
R: “Con l’entusiasmo di un bambino che si prepara a vivere una splendida, indimenticabile avventura. Le nostre Olimpiadi hanno un significato che va al di là del puro aspetto agonistico: spingere i disabili nelle palestre, nelle piscine, sui campi di gara andando oltre e abbattendo i pregiudizi.”
D: Quattro anni fa l’Italia chiuse con 19 medaglie: possiamo fare meglio?
R: “Io sarei felice di arrivare almeno a 15. Siamo fuori da tutti gli sport di squadra e questo ci dovrà far riflettere. Nel nostro mondo ci sono realtà che faticano a decollare: pallavolo, sollevamento pesi, rugby. L’auspicio è toglierci quante più soddisfazioni possibili. Le nostre scommesse? Nuoto, scherma, ciclismo e tennistavolo.”
D: Le incognite?
R: “Le Paralimpiadi sono relativamente giovani, sono nate a Roma nel ’60, qiundi i processi di crescita son talmente veloci, complici le nuove tecnologie, che i risultati tecnici possono avere riscontri imprevedibili. Pistorius, in questo senso, è un simbolo a tutto tondo del movimento paralimpico.”
D: Pistorius ma non solo.
R: “Sì, penso alla nuotatrice Du Toit, sudafricana anche lei come Pistorius, che è arrivata sedicesima nel fondo alle Olimpadi cinesi per normodotati, pur non avendo una gamba. E penso alle stelle di casa nostra. Io tiferò per tutti con lo stesso entusiamo, anche se un pensiero speciale lo dedicherò a Cecilia Camellini, che è poco più che una bambina e può vincere una medaglia nel nuoto.”
D: Ad Atene non mancarono polemiche, anche aspre, sui premi per i medagliati azzurri. Premi di entità assai inferiore fra atleti normodotati e paralimpici. Com’è, oggi, la situazione?
R: “Dalle Olimpiadi di Torino 2006 abbiamo avuto per i nostri atleti aumenti significativi, con un ulteriore ritocco nell’ultima Giunta del Coni. L’oro di Pechino garantirà 75 mila euro, l’argento 40 mila, il bronzo 25 mila. Ovviamente da tassare. Ma un oro paralimpico vale ora come un argento olimpico, dunque le distanze si stanno riducendo.”
D: Fino a poco tempo fa quasi ci si vergognava di parlare di disabilità: oggi il tabù è stato spezzato.
R: “Di questo sono orgoglioso. L’attenzione che ci dedica la stampa, scritta e parlata, cresce ogni giorno. Raisport+ dedicherà sei ore al giorno di diretta alle Paralimpiadi e le televisioni trasmetteranno in chiaro ampie sintesi delle gare. E’ un’altra tappa mediatica decisiva.”
QN - Luca Frati - 4 settembre 2008