Il seguente lavoro vuole introdurre un nuovo metodo di valutazione del paziente affetto da patologia della cuffia dei rotatori.
La funzione completa dell'arto superiore dipende dal complesso articolare della spalla attraverso un meccanismo che ha lo scopo fondamentale di mettere in posizione e di consentire l'uso completo della mano.
Una lesione a carico della cuffia dei rotatori comporta un deficit articolare con dolore, rigidità, instabilità, debolezza, assenza di levigatezza e riduzione delle afferenze provenienti dalla spalla. Ne deriva un'alterazione delle strategie motorie dell'arto superiore con insorgenza di compensi sopra e sottosegmentari e la comparsa di movimenti stereotipati. Per ogni paziente che si presenta con un problema di spalla, la valutazione dovrebbe essere sistematica e prendere in considerazione i diversi mezzi diagnostici a disposizione. È fondamentale raccogliere un'attenta anamnesi ed eseguire un accurato esame obiettivo che consideri il paziente sia analiticamente (articolarità attiva e passiva, trofismo dei muscoli della spalla, elasticità cutanea nella zona cicatriziale.) che globalmente (postura nelle varie posizioni, articolazioni collegate: gomito-rachide cervicale-rachide dorsale). Si possono poi richiedere specifiche proiezioni radiografiche, le quali non sempre mostreranno alterazioni o si potranno utilizzare anche altre tecniche di diagnostica strumentale. Il Fisiatra può catalogare la maggior parte dei problemi riguardante la spalla in diagnosticabile e trattabile o non diagnosticabile.
Deve inoltre osservare il paziente durante il colloquio per ottenere informazioni dal linguaggio del corpo; entrambe le spalle devono essere esposte per confrontarle ricercando la perdita di mobilità, l'ipotrofia muscolare, le deformità ossee e le assimmetrie di spalla. Obiettivi della rieducazione dopo sutura della cuffia per via artroscopica sono :
Tali obiettivi devono essere raggiunti in assenza di dolore.
Le alterazioni degenerative che avvengono con l'età nelle diverse articolazioni della spalla sono il risultato dell'uso e dell'usura delle normali funzioni fisiologiche. Possono essere influenzate da altre circostanze quali traumi (rotazione interna del braccio contro resistenza, cadute), sport (sollevamento pesi, lanci), professioni (microtraumatica: imbianchini, meccanici, elettricisti), malattie (tendinite da sovraccarico in tensione, sindrome da conflitto) ed anche da fattori congeniti.
Rimane, comunque, l'età il primo fattore nello sviluppo di alterazioni degenerative che generalmente risultano avvenire dai 30/35 anni fino ai 70 anni.
Le alterazioni degenerative rendono la cuffia avascolare, inelastica e debole, specialmente nel suo punto critico che si trova a un cm dall'inserzione del tendine sovraspinato all'omero (zona ischemica in abduzione a 60°/120°), determinando il consumo dei tendini che, con la partecipazione di traumi minori ripetuti, possono anche strapparsi. Il trauma minore della cuffia può avvenire durante l'attività lavorativa o a seguito di stiramenti cronici che producono, inoltre, alterazioni infiammatorie secondarie nelle pareti della borsa sottoacromiale.
Il tessuto degenerativo è un tessuto avascolare perciò non avviene mai una guarigione adeguata. I tendini della cuffia diventano permeati di tessuto cicatriziale friabile ed i tentativi di guarigione producono tessuto di granulazione male organizzato. Il risultato finale di questo processo è un "accumulo" di tessuto cicatriziale e di fibre tendinee degenerate che riducono lo spazio tra l'arco coraco-acromiale e la tuberosità. Tale spazio è compromesso, inoltre, da una possibile reazione infiammatoria secondaria della borsa sottoacromiale che risulta ispessita ed edematosa.
In generale le lesioni che determinano una sindrome degenerativa possono essere:
In entrambi i casi vi può essere un interessamento della borsa sottoacromiale.
A seguito della degenerazione della cuffia dei rotatori si può verificare lo strappo di un tendine che può essere:
In linea generale un aspetto costante e caratteristico è un improvviso e acuto dolore localizzato in cima alla spalla, determinato, anche, dall'emorragia che distende i tessuti colpiti. In genere, il dolore, si ha durante l'attività e aumenta nelle 24 ore dopo estendendosi anche verso il basso, è molto intenso e aumenta di notte, viene avvertito a braccio extraruotato e sollevato in alto o all'esterno (e in tutte le attività che richiedono il sollevamento del braccio al di sopra della testa).
E' presente anche una limitazione funzionale causata dallo spasmo muscolare e dal dolore, sempre presenti nella fase acuta nei casi di grave lesione della cuffia.
Si può riscontrare il "segno del braccio cadente", il braccio si mantiene abdotto a 120°, ma quando scende cade.
Nel periodo Gennaio 2005 - Aprile 2005, abbiamo esaminato 6 pazienti con lesione degenerativa della cuffia dei rotatori e dolore alla spalla e 2 persone sane, un maschio e una femmina, per un totale di 16 articolazioni di spalla .
I soggetti considerati per questo studio avevano le seguenti caratteristiche: 2 maschi e 4 femmine di età compresa tra i 47 e i 70 anni; i soggetti sani un età compresa tra i 25 e i 30 anni.
E' stata eseguita una valutazione preoperatoria facendo eseguire alcuni movimenti e tramite dei test.
Come prima cosa abbiamo valutato la ROM articolare facendo eseguire movimenti di abduzione, elevazione omerale, estensione anteriore degli arti superiori, elevazione degli arti, flessione retroposizione degli arti superiori. Abbiamo dunque effettuato: l'abduzione extrarotazione con gomito flesso a 90°; l'augmentation test, per valutare l'instabilità anteriore di spalla; ilrelocation test, effettuato successivamente per riposizionare la testa omerale nella cavità glenoidea; il passive arm cross test per valutare l'acromio-claveare, positivo in caso di artrosi; il test di Hawkins nel quale il paziente alza il braccio sul piano sagittale a 90° e piega il gomito sino a portare la mano davanti al petto, l'esaminatore imprime un movimento di rotazione interna dell'articolazione glenomerale abbassando l'avambraccio, manovra che spinge la grande tuberosità sotto l'acromion laterale e il legamento coracoacromiale riproducendo dolore; il test del solco per valutare la lassità inferiore, la spalla è posta a 0° d'abduzione e neutra alla rotazione, flessione ed estensione, l'esaminatore trasla il braccio verso il basso, se appare un solco tra testa e acromion laterale è positivo.
Infine abbiamo valutato l'elevazione delle spalle, l'anteposizione e retroposizione, la rotazione interna inferiore e superiore, destra e sinistra.
Gli stessi movimenti e gli stessi test, sono stati effettuati a 2 persone sane, una femmina e un maschio.
I test sono stati documentati tramite fotocamera Sony DSC-P32 con l'utilizzo d'immagini a colori registrate su "Memory Stick" e con formato "jpeg" includendo nella foto un marker di 10 cm di lunghezza. Queste immagini sono state trasferite tramite collegamento USB su PC portatile e sono state elaborate attraverso l'apposito software. Le foto sono state inserite in un programma di presentazione (Power Point), su notebook PB con sistema operativo Windows XP; sono state tracciate le linee di valutazione degli angoli e delle escursioni articolari. La presentazione è stata successivamente salvata in singole immagini "jpeg". Ciascuna immagine è stata valutata nelle caratteristiche descritte con il software freeware "Image J",ogni singola misurazione è stata trascritta e confrontata con le misurazioni reali del marker, applicate sul braccio del paziente. Nel caso in cui le misurazioni effettuate col programma "Image j" sul marker fossero diverse è stata effettuata una media dei valori che comunque non differivano mai più di 0.5/ 0.8 cm. Sono state dunque effettuate una serie di proporzioni tra le misure acquisite, tramite il programma "Image j", e le misure reali,del marker. Abbiamo così ottenuto dei valori pertinenti alla realtà. I dati raccolti per ogni paziente sono stati inviati ad un foglio di calcolo Excel e qui elaborati.
Abbiamo dovuto superare alcuni problemi, poiché il programma utilizzato, Power Point, non supporta immagini in "jpeg" e "Image J" non supporta immagini "ppt"e non permette di collegare due immagini insieme o di disegnare sopra degli assi. Abbiamo dovuto quindi salvare, ogni diapositiva della presentazione "ppt", in formato "jpeg".
Abbiamo confrontato i dati più significativi raccolti nella persona sana e nel paziente e li abbiamo confrontati. I valori differivano in modo evidente:



| Francesca Ferrara fisioterapista | Dr. Giuseppe Caruso Pisa, luglio - agosto 2005 |