Una passione più forte della sfortuna


Sport per disabiliQuando le Olimpiadi di Torino 2006 saranno già finite da 2 settimane, dal 10 al 19 marzo si disputeranno i IX Giochi paralimpici. Atleti ciechi, amputati di uno o due arti, vittime di incidenti o nati con una malformazione, si batteranno in cinque discipline ( biathlon, sci alpino, sci di fondo, curling su carrozzina e hockey su slittino ), mostrando a tutto il mondo un coraggio eccezionale e una voglia di vivere straordinaria.

Arrivano da 40 nazioni e sono 620: seicentoventi storie fatte di dolore, conquiste a denti stretti e voglia di esserci a tutti i costi, in barba a un destino bastardo.

Tiziana Nasi, che presiede il comitato organizzatore delle Paralimpiadi, parla con sereno orgoglio degli atleti. Gli altri sono i " normodotati ", i suoi sono quelli che lei racconta senza enfasi, con tranquillità disarmante anche quando si accorge che non puoi fare a meno di commuoverti mentre ascolti. Quasi fosse normale che un cieco si butti giù con gli sci per una pista ghiacciata con la guida che lo segue sciando e con un fischietto gli segnala cosa fare. O fare una bella gara di biathlon senza vedere nulla, sdraiarsi a terra e riuscire a tenere il fucile fermo malgrado il fiatone dopo qualche chilometro di sci di fondo e fare centro grazie a un raggio laser che fa partire un suono quando il bersaglio è inquadrato.

Un nome per tutti: quello di Orazio Fagone, azzurro di pattinaggio dal 1987, medaglia d´oro nella staffetta di short track a Lillehammer nel 1994 e vittima, tre anni dopo, di un incidente di moto nel quale perse l´uso delle gambe. Appena possibile tornò a fare sport, prima il curling, troppo noioso per un guerriero come lui, e ora la nazionale di hockey su slittino. Torino celebra questi atleti eccezionali offrendo loro lo stesso palcoscenico dei normodotati nel rinnovato Stadio olimpico e con una mascotte, Aster, un cristallo di neve che sorride.

Panorama - 12 gennaio 2006

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