Chissà per quanti anni si dibatterà su Oscar Pistorius e sulla sua avvincente provocazione. Io parto da un concetto: lui non è un atleta bionico, lui è semplicemente un fior di atleta, con una fisiologia e una struttura muscolare da finale olimpica e una mente aperta a traguardi grandi, di sport e di umanità.
Pensate ad un bambino, colpito alle origini da uno sgarro della natura: gli tagliano quelle intenzioni abortite di gambe e lui vede tutti i bambini correre seguendo l´istinto di ogni creatura umana, forti di un bene primigenio a lui negato.
Ebbene, questo bambino che non può correre compie un volo di fantasia. E riesce ad immaginarsi campione in grado di competere con altri campioni. Già in questo balzo mentale c´è un prodigio che fa di Pistorius, nel passaggio dall´infanzia alla maturità, non un campione ma un campionissimo. E dinanzi alla grandiosità dell´evento, quelle protesi preziose diventano le normali appendici di un miracolo. A questa visione umanissima del caso Pistorius, che deve prevalere su tutto, si contrappongono la sacralità dell´atletica, di cui ho molto rispetto, e il pericolo che l´avvento della tecnologia possa snaturare il gesto sportivo e profanare la storia.
Trovo rispettabili entrambi i rilievi, ma macchinati da pregiudizio.
Quando Pistorius è apparso nel Golden Gala di Roma, dopo la sua corsa sui 400 metri in una batteria minore, dove non c´erano uomini da record, i santoni dell´atletica senza godersi la splendida sensazione di quel ragazzo senza gambe che, con le sue lame ai piedi, usciva dall´impaccio e bruciava la pista a grandi falcate, promossero una corsa all´analisi di quegli strumenti, come se fossero invenzioni infernali. Quanto perde Pistorius in partenza? Come è possibile che i suoi secondi 200 metri siano più veloci dei primi ? E che inganno nasconde in quel finale ?
E quelle protesi di che pasta sono fatte ? Trovo questo atteggiamento gretto, e non soltanto sul piano morale. Mamma Atletica non può avere paura di un ragazzo senza gambe; deve semmai studiarne la lezione e sentirsi orgogliosa di una vittoria umana contro un oltraggio della natura. E invece, fra i tanti pericoli evocati, ce n´è uno che va al di là del grottesco: si teme che qualche masochista alla caccia di record si privi delle proprie gambe per sostituirle con le protesi di Pistorius.
La mia conclusione parte da un caposaldo inamovibile. Oscar ha diritto di competere: contro chiunque e in qualunque gara. E´ difficile che realizzi sui 400 m il minimo (45"9) che viene chiesto per l´ammissione ai giochi Olimpici di Pechino, ma se ci arrivasse io ve lo porterei su un cocchio dorato, altro che sbarrargli la strada. Lui non è un uomo bionico: è semplicemente più uomo di tutti noi.
Articolo pubblicato su Panorama - Candido Cannavò - 09 settembre 2007