Protesi e altri supporti tecnologici li aiutano a recuperare una mobilità quasi normale dopo pesanti traumi.
L´elefantessa thailandese Motala, rimasta con tre zampe per lo scoppio una mina, cammina di nuovo: all´Asian Elephant Hospital di Lampang le hanno messo una zampa artificiale fatta di tela e segatura, fissandola al corpo attraverso una gigantesca bretella.
Al delfino giapponese Fuji, che aveva perso il 75% della sua pinna, è stata applicata una protesi di gomma disegnata da uno scultore. Potrà nuotare e forse saltare come prima. E il canguro Stumpy ha qualcosa in comune con l´atleta Oscar Pistorius: una protesi in fibra di carbonio, che è andata a rimpiazzare la zampa posteriore perduta.
Malattie e incidenti comportano anche per gli animali la perdita di arti. Fino a poco tempo fa le bestie mutilate erano destinate quasi sempre alla morte. Nessun veterinario avrebbe pensato di poter andare oltre il carrellino a rotelle con il quale si fa muovere un cane paraplegico.
Ma grazie a ortopedici e ingegneri la ricerca promette forti sviluppi. Plastiche e metalli, ha segnalato il settimanale americano Times, verranno sempre più modellati per diventare zampe, becchi, code, così da far tornare autosufficienti gli animali mutilati. Se non allo stato selvatico almeno in cattività, utili, soprattutto per le specie a rischio, alla riproduzione.
I ricercatori sottolineano che alcune soluzioni applicate agli animali potranno essere messe a disposizione degli umani. Si lavora su nuove tecniche come la osseointegrazione, con l´inserimento di un impianto metallico nella parte finale dell´osso danneggiato. L´osso cresce attorno all´impianto, fornendo un resistente ancoraggio a cui la protesi viene attaccata.
Articolo pubblicato su Panorama - Eleonora Voltolina - 06 settembre 2007