9 ago
2007

Pochi vantaggi - molta determinazione

E´ la motivazione che ci spinge avanti - assicura Daniele Bonacini, atleta, amputato e progettista di protesi.

La sua storia è emozionante come quella di Oscar Pistorius. Daniele Bonacini quasi esplode quando si nomina il 21enne atleta che affascina il mondo correndo con due lame al posto delle gambe. "Parlano persone che non sanno quello che dicono. Hanno sostenuto che siamo dopati tecnologici. C´è chi ha suggerito che essere senza gambe è quasi conveniente per correre. Assurdo.".

Bonacini, 35 anni, ha esperienza e competenza in materia di atleti amputati. Da quando ne aveva 22 è senza la gamba destra, tranciata da un guardrail in un incidente d´auto. Corre i 100 metri, di cui è campione italiano, i 200 metri e salta in lungo con una protesi simile a quelle di Pistorius. E´ ingegnere meccanico, laureato al Politecnico di Milano, e durante il dottorato di ricerca si è dedicato alla progettazione di un piede speciale per correre in fibra di carbonio, che sta testando su di sé e sul gruppo di atleti della nazionale. Da marzo ha fondato una società e, con cinque soci e due collaboratori, sta per cominciare a produrre ausili per disabili.

Perché si arrabbia quando dicono che Pistorius è avvantaggiato?
"Perché si sono dette inesattezze macroscopiche. I piedi in fibra di carbonio di Pistorius hanno un´efficienza, il rapporto tra l´energia assorbita e quella rilasciata, dell´80 per cento. Il piede umano, considerando anche la rotazione della caviglia, ha un´efficienza del 241 per cento. Lo dicono le analisi dei migliori ricercatori del mondo sulla corsa degli atleti amputati. E poi basterebbe analizzare la corsa di Oscar.

Perché, com´è?
Nei primi 50 metri fa falcate di 1 metro e mezzo. A regime arriva a 2.33. Un atleta di alto livello fa falcate da 2,5 a 2,8 metri e all´avvio di 1,8 - 2 metri. In curva ha un´instabilità colossale, ma negli ultimi 100 metri si danna mentre gli altri sono pieni di acido lattico: hanno fatto i primi 200 metri in 21 secondi mentre lui ce ne ha messi 23 o 24. Sbraccia, oscilla il busto, ha un enorme dispendio energetico. Eppure si scrive che è avvantaggiato!

Invece?
E´ solo più forte. Ha una tale convinzione psicologica che potrebbe farsi i 400 metri a gattoni. E´ la motivazione che lo spinge ai limiti. mi chiedono se, con le gambe, batterebbe il record di Michael Johnson. Per me, con le gambe, Pistorius non correrebbe neppure.

Lei come ha iniziato a correre?
Con il piede in carbonio per camminare ho cominciato a fare jogging. Nel 1997, al centro di Budrio, mi hanno preparato una protesi per correre, la prima in Italia. Da lì la carriera agonistica: 100, 200 metri e salto in lungo. Tre mondiali, tre europei, la Paralimpiade di Atene, dove ho mancato il bronzo nel lungo per un salto nullo di 1 centimetro.

Intanto che faceva?
Studiavo ingegneria. Presa la laurea mi sono messo a lavorare. Dopo Atene 2004 ho deciso di cambiare, e il richiamo verso il settore delle protesi hi-tech era forte. Ho iniziato il dottorato al politecnico studiando la mia protesi. A marzo ho aperto una società, la Road Runner Foot Engineering srl, per progettare e produrre ausili per i disabili.

E´una tecnologia che si evolve?
Le prime protesi erano terribili. Non c´erano le cuffie di poliuretano o silicone per proteggere il moncone dagli urti. Ogni volta che camminavi ti producevi delle abrasioni. Portavi la protesi un giorno e per cinque non riuscivi a metterla.

E ora?
Molto si è evoluto ma c´è sempre un deficit progettuale. Inoltre una protesi per correre in carbonio costa circa 6 - 7 mila euro. Il sistema sanitario passa solo un piede per camminare di legno con un perno in acciaio. Scomodissimo. Nulla per correre. In Germania, Svizzera, Austria forniscono gratuitamente una protesi con il ginocchio elettronico che costa 20 mila euro. La tecnologia consente di vivere come prima, si tratta di rendere accessibili i costi. Un operaio che ha perso una gamba deve potersi comprare le protesi per poter andare al parco a correre. Da settembre produrremo un piede in carbonio per camminare ed uno per correre.

Se non avesse perso la gamba, avrebbe corso lo stesso?
All´epoca pensavo a giocare a pallone, uscivo tutte le sere a rimorchiare e mi facevo i cicchetti.

 

Articolo pubblicato su Panorama - Chiara Palmerini - 09 agosto 2007
 

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