21 giu
2007

Medici a lezione dai piloti d'aereo

Sanita´ : dalla cabina di pilotaggio all´ospedale: un corso insegna le strategie per ridurre gli errori

Hanno studiato a lungo e superato un´attenta selezione, fanno un lavoro difficile e rischioso, operano in squadra usando strumenti complicati. Medici e piloti d´aereo hanno molto in comune. A distinguerli c´è il fatto che in aviazione le tragedie del passato sono servite come lezioni collettive per il futuro, tanto che oggi l´aereo civile è il mezzo di trasporto più sicuro. Non altrettanto si può dire sia avvenuto negli ospedali.

All´Istituto europeo di oncologia, a Milano, la settimana scorsa medici, manager ed ingegneri hanno seguito un corso per imparare ad applicare in medicina alcune delle procedure che in aviazione si sono dimostrate efficaci per migliorare la sicurezza. In cattedra c´era Patrick Browne, sudafricano, ex pilota di Continental e South African Airways e docente della Indelta, società di formazione che applica alla medicina metodi di riduzione del rischio mutuati dall´aviazione. Lo strumento didattico per eccellenza si chiama crew resource management, una forma di addestramento dei piloti e del personale di volo che ha quasi trent´anni.

Nel 1979, ad un convegno sulla sicurezza presentato dalla Nasa, fu presentato un dato inequivocabile: la causa principale degli incidenti in aviazione è l´errore umano e i maggiori problemi sono difetti nella comunicazione e nella leadership in cabina. Una svolta divenne quasi obbligatoria dopo il disastro di Tenerife, nel 1977, in cui un Boeing della Klm e uno della Pan American si scontrarono sulla pista di decollo e oltre 58 persone rimasero uccise. In quel caso a congiurare furono anche la nebbia, l´aeroporto intasato, lo stress e la pressione a non accumulare altri ritardi. Una catena di eventi negativi allineati e poi l´ultimo errore, fatale.

"Il pilota della Klm prese la decisione di decollare anche se la torre di controllo non aveva ancora dato l´ordine " racconta Browne, mostrando filmati e ricostruzioni dettagliate dell´incidente. "Una sola persona decise di testa sua per altre 500". Una scossa simile l´ha data in sanità nel 2000 un rapporto dell´Institute of medicine americano secondo cui negli Stati Uniti muoiono ogni anno per sbagli tra 44 mila e 98 mila pazienti: più che per incidenti stradali, tumori al seno, aids. Una strage che ha portato le organizzazioni sanitarie e gli esperti di sicurezza a cercare di cambiare strada, per tutelare i pazienti ma anche per diminuire il contenzioso legale e arginare i premi sempre più alti richiesti dalle compagnie assicuratrici agli ospedali.

Il primo strumento che in aereo funziona e ora viene proposto ai reparti è la check-list: una lista di verifiche. Un Boeing 747 ne ha una con 247 voci. Prima della partenza, in volo, all´atterraggio tutte devono essere controllate e spuntate. Sembra una perdita di tempo, ma è nelle disattenzioni della routine che si annidano i semi del disastro. Un´analoga check-list in sala operatoria potrebbe servire ad evitare errori.

La Indelta ne ha messo a punto una con la clinica universitaria di Rochestar, stato di New York. Un tabellone contiene barrette mobili verdi e rosse. "Si procede a operare il paziente solo se tutte, dalla verifica dell´identità al controllo dei farmaci assunti, sono sul verde. E ogni volta occorre l´assenso di due persone" dice Browne.

Altra lezione cruciale riguarda la comunicazione. Alla radice di un errore c´è spesso fraintendimento o l´omissione di informazioni. Le autorità dell´aviazione hanno cercato di rimediare introducendo l´inglese come lingua ufficiale, imponendo l´uso di frasi standard e vietando l´uso di espressioni colloquiali. E insegnando a gestire il lavoro di squadra. Alle riunioni di inizio e fine volo partecipa tutta la squadra, piloti, hostess, meccanici. "Chi è in basso nella gerarchia impara a parlare se vede qualcosa che non va.

Chi è in alto impara ad accettare obiezioni" aggiunge Browne.

In aula all´Ieo c´è stato spazio per le dimostrazioni. I partecipanti hanno risposto ad un quiz prima da soli e poi in gruppi: nessuno, da solo, è riuscito a fare meglio del gruppo. Lezione da mandare giù: anche il suggerimento dell´infermiera al grande chirurgo può servire ad evitare un guaio.


Articolo pubblicato su Panorama - Chiara Palmerini - 21 giugno 2007

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