E´ una patologia autoimmunitaria che colpisce principalmente le articolazioni della colonna vertebrale, comportando nei casi più gravi una fusione delle stesse con conseguente grave limitazione della mobilità. Lo studio Atlas presentato al congresso 2006 dell´Eular.
Colpisce in maniera subdola, per lo più tra i 30 e i 50 anni, ma nel caso di Muhammad Asim Khan, professore di Medicina alla Case Western Riserve University di Cleveland (USA), anche prima, intorno ai 12 anni. Oggi questo pluri-insignito accademico, ritenuto uno dei maggiori esperti mondiali di spondilite anchilosante, la malattia che lo accompagna dagli anni dell´adolescenza, ha la colonna vertebrale fusa in un blocco unico.
E´ per questo che ha dedicato tutta la sua vita a studiare questa patologia, " nella speranza che in futuro non si debbano più vedere persone ridotte come me camminare sulla faccia della terra ". Per questa patologia autoimmune cronica, che colpisce oltre 5 milioni di persone nel mondo, sono oggi disponibili nuove terapie.
Lo Studio Atlas ( Adalimumab Trial Evaluating Long-Term Efficacy and Safety in AS ) presentato al congresso 2006 della European League Against Rheumatism ( EULAR ) ha dimostrato che la somministrazione di adalimumad ( 40 mg. a settimane alterne ), un antagonista del TFN alfa, è in grado di ridurre del 20% ( ASAS 20 ) i segni dei sintomi della malattia in 3 pazienti su 4 con spondilite anchilosante in fase attiva, dopo un anno di trattamento. I dolori, l´astenia e l´entesite sono risultati invece significativamente ridotti dopo appena due settimane di terapia.
La spondilite anchilosante è una patologia autoimmunitaria cronica che colpisce principalmente le articolazioni della colonna vertebrale, comportando nei casi più gravi una fusione delle stesse, con conseguente grave limitazione della mobilità. E´ inoltre estremamente dolorosa, soprattutto nelle ore notturne e al mattino; un paziente su tre presenta anche uveiti ricorrenti ed è frequente anche la presenza di IBD ( inflammatory bowel disease ).
Le cause della malattia sono a tutt´oggi sconosciute, ma di sicuro un ruolo importante è giocato dai fattori genetici: il 95% dei pazienti presenta infatti un marker genetico comune ( HLA B27 ), anche se l´essere portatori di questo gene non comporta necessariamente la comparsa della malattia.
La prevalenza della malattia varia a seconda dell´area geografica; interessa in media lo 0,1 - 0,2 % della popolazione ma in alcune aree arriva all´1% . I maschi sono colpiti tre volte più delle donne. La diagnosi spesso arriva a distanza anche di 5 anni dall´inizio dei sintomi, che vengono in genere attribuite erroneamente a un comune " mal di schiena ".
La spondilite anchilosante infatti esordisce in genere come un dolore alla bassa schiena, che spesso peggiora durante la notte e si accompagna a rigidità. La diagnosi viene posta sulla base della storia clinica, degli esami radiologici ed ematologici. Il trattamento si avvale dei farmaci anti-infiammatori non steroidei ( FANS ), dei DMARD ( disease modifying antirheumatic drug ), dei corticosteroidi e degli antagonisti del TFN ( tumor necrosis factor ). Al momento non esiste una cura definitiva per questa malattia; l´obiettivo del trattamento è dunque quello di alleviarne i dolori e di rallentarne la progressione. I biologici ( bMARD ), si sono rivelati efficaci nel controllare l´infiammazione articolare e spinale associata alla spondilite anchilosante e nel rallentare la progressione della malattia.
Articolo pubblicato su Il Giornale della previdenza dei Medici e degli Odontoiatri - Maria Rita Montebelli - 23 ottobre 2006