1 giu
2006

Artrite reumatoide addio: adesso basta una pillola

 

Sono nati nuovi farmaci che, se presi entro sei mesi all´insorgere della malattia, danno ottimi risultati.

L´artrite reumatoide potrebbe diventare presto solo un brutto ricordo: è questa la promessa dei reumatologi. "Si tratta di una delle più diffuse tra le malattie autoimmuni: è causata da un errore del sistema immunitario, che scatena una reazione contro le cellule dell´organismo che, invece, dovrebbe difendere", spiega il professor Gianfranco Ferraccioli, docente alla Cattolica di Roma e presidente del Gisea ( Gruppo Italiano per lo studio della Early Arthritis, cioè l´artrite ai primi stadi).

"Colpisce le articolazioni e arriva a erodere l´osso. A soffrirne sono soprattutto le donne. Fa il suo esordio di solito in giovane età e, se non trattata adeguatamente, porta all´invalidità. Ma tutto questo oggi può cambiare grazie all´utilizzo di farmaci, che abbiamo definito biologici, in grado di inibire in modo selettivo alcune molecole dannose prodotte dall´organismo durante il processo infiammatorio oppure alcune delle cellule coinvolte nel danno articolare o degli organi interni.

Tra questi nuovi farmaci, molto interessanti sono gli inibitori della citochina infiammatoria Tumor Necrosis Factor Alfa, ma perché ottengano l´effetto sperato devono essere somministrati entro 3-6 mesi dall´insorgere della malattia. E´ dunque di primaria importanza una rapida diagnosi". Come si fa? "Non esistono test specifici, è un insieme di informazioni valutate dal reumatologo che può portare alla diagnosi. Gli elementi da considerare sono i test del sangue ( la VES, la proteina C reattiva, il fattore reumatoide, gli anticorpi Anti-CCP), le indagini radiologiche e i sintomi del paziente".

 

Articolo pubblicato su Gente Salute - Manuela Pizziolo - giugno 2006

Torna in cima alla pagina

realizzazione siti web - Rel. 1.00