Cellule staminali di topo inviate nello spazio per capire i meccanismi che portano all´osteoporosi. Partiranno domani dalla base russa di Baikonur a bordo della capsula Soyuz - collocate all´interno di particolari bireattori che consentono colture in automatico - e rimarranno sulla Stazione spaziale internazionale, quindi in assenza di gravità, per dieci giorni.
L´esperimento è italiano ed è coordinato da Ranieri Cancedda, direttore del Laboratorio di medicina rigenerativa dell´Istituto dei tumori di Genova. "Sono cellule staminali da midollo osseo - spiega lo specialista - in grado di diffrenziare a cellule(?) che formano tessuto osseo, e al loro ritorno le confronteremo con cellule gemelle rimaste a terra. Studiare il comportamento di queste cellule proprio nel momento in cui si differenziano, dovrebbe aiutarci a capire i meccanismi cellulari e molecolari alla base della perdita di massa ossea, un problema ancora irrisolto a cui vanno incontro gli astronauti nello spazio e gli anziani sulla Terra".
L´esperimento è la ripetizione aggiornata di quello che era a bordo dello shuttle Columbia, esploso al rientro nel 2003, ma oggi è ancor più di attualità, visto il rinnovatao interesse per la conquista dello spazio. la Nasa ha in programma di sbarcare sulla Luna nel 2018, dando inizio, così, alle prime fasi della colonizzazione. progetto ambizioso a cui mirano anche Giappone, India e soprattutto la Cina che prevede lo sbarco dei suoi taikonauti tra il 2020 e il 2030. Ma questi studi non sono importanti solo per i futuri abitanti della Luna: servono a studiare l´osteoporosi, patologia legata all´invecchiamento, che così come avviene per gli astronauti, comporta la perdita di massa ossea; solo in Italia colpisce 4 milioni e mezzo di persone.
"Alla fine del 2007 effettueremo un altro esperimento sempre con cellule staminali, in collaborazione con l´Università di Bari - spiega ancora Cancedda, che è anche docente all´Università di Genova - e successivamente invieremo dei topi all´interno di una speciale supergabbia: al ritorno, dopo tre mesi, analizzeremo le alterazioni delle loro ossa e ne preleveremo le staminali per studiarne le proprietà e le caratteristiche dopo la permanenza nello spazio".
Ma si indagherà anche l´effetto di mutazioni di geni specifici che potrebbero essere coinvolti nel processo di impoverimento del tessuto osseo in condizioni di microgravità. lo studio è stato finanziato dalle agenzie spaziali europea, Esa e italiana Asi che ha da poco approvato lo stanziamento di 30 milioni di euro per i programmi di medicina e biotecnologia. segno dell´impegno dell´Italia in questo tipo di ricerche divenute sempre più importanti e che nel 1998 spinsero John Glenn ad effettuare il suo secondo volo nello spazio: aveva 77 anni e lui per primo si trasformava in cavia per misurare i danni subiti dal suo scheletro di anziano e cercare una soluzione. non la trovò, ma forse a rivelarcela, tra qualche anno saranno cellule staminali e topolini.
Articolo pubblicato su Il Corriere della Sera - Michela Vuga - 28 marzo 2006